La Lanterna di Genova - La storia

Sommario

Scheda di inquadramento urbanistico

Il porto di Genova si è sviluppato all'interno di una insenatura naturale delimitata ad est dalla collina di Castello, e ad ovest dalla collina di Promontorio (che deve il suo nome al fatto che, in origine, era circondata dal mare su tre lati).
Sul sito di Castello (castrum) si sviluppò, dall'VIII° secolo A.C., un insediamento abitativo che nella sottostante baia del Mandraccio trovava un porto naturale, protetto dai venti, che consentiva traffici via mare.
La città di Genova si sviluppò attorno alla collina di Castello, spingendosi via via verso ponente; il porto naturale venne protetto dal "molo vecchio", ancora oggi visibile nell'area dell'Expo; solo alla fine del 1500 l'intera insenatura naturale venne protetta con la costruzione del "molo nuovo", arditissima opera d'ingegneria che partiva dalla collina di Promontorio, in corrispondenza della Lanterna, con direzione ovest/est (il molo nuovo è oggi sepolto sotto la "calata Sanità").

Sulla punta della collina di Promontorio sorse la Lanterna, e per questo la collina venne chiamata anche "di capo di Faro", o di San Benigno, dal nome del convento che vi sorgeva.
La strada di collegamento tra Genova ed il ponente, comunemente detta via di Francia, costeggiava l'arco portuale ed il Promontorio, probabilmente passando in origine a picco sul mare. Le rappresentazioni grafiche di questa strada ce la presentano invece in una veste più recente, senz'altro non anteriore al XVII° secolo, passante a monte della Lanterna, attraverso la cosiddetta "tagliata", una profonda trincea scavata a monte del Faro.

Urbanisticamente la Lanterna si presentava quindi lontano dall'abitato storico, e solo nel XVII° secolo venne inglobata nella cosiddetta "cerchia seicentesca", la poderosa cerchia di mura lunga quasi diciannove chilometri attorno alla città, quasi interamente esistente ancora ai nostri giorni.

Mentre in origine, e fino al secondo dopoguerra, la Lanterna si presentava come elemento connotante di un paesaggio urbano raccolto attorno all'insenatura portuale, e ben delimitato dalle colline circostanti, la situazione è oggi talmente cambiata da essere quasi irriconoscibile: la collina di Promontorio (o San Benigno, o Capo di Faro) è stata rasa al suolo ed al suo posto vediamo oggi un enorme piazzale utilizzato a scopi sia urbani che portuali; la Lanterna, e la piccola rocca su cui sorge (unici resti del Promontorio) è oggi isolata in un paesaggio portuale ed industriale che le è sorto attorno tra il primo ed il secondo dopoguerra; la "via di Francia" scorre oggi a parecchie centinaia di metri di distanza dal Faro.
Questo isolamento - che rendeva la Lanterna addirittura irraggiungibile fisicamente - è oggi superato almeno pedonalmente con la "passeggiata" costruita dalla Provincia e con l'apertura al pubblico del Faro e delle aree circostanti.


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La prima torre

Secondo alcune fonti non ufficiali, nel 1128 venne edificata la prima torre, alta poco meno dell'esistente, con una struttura architettonica simile all'attuale, ma con tre tronchi merlati sovrapposti. Alla sua sommità venivano accesi, allo scopo di segnalare le navi in avvicinamento, fasci di steli secchi di erica ("brugo") o di ginestra ("brusca"). I documenti del secolo XI, le prime cronache e gli atti ufficiali del nascente comune genovese forniscono dati sicuri sulla torre di segnalazione, ma non la sua data esatta di costruzione. Per esempio, nei registri dell'Autorità Marittima dell'epoca - rappresentata prima dai "Consoli del mare", a cui succedettero i "Salvatori del porto", quindi i "Padri del Comune e Salvatori del Peno", ed infine i "Conservatori del Mare" - si può constatare come essi non tralasciassero la cura della torre e ne regolassero con editti le spese di manutenzione e di guardianìa, nonché la tassa che ogni padrone di vascello, in arrivo, doveva pagare al momento dell'approdo.
Nel 1318, durante la guerra tra Guelfi e Ghibellini la torre subì rilevanti danni alle fondamenta ad opera della fazione ghibellina; nel 1321 vennero effettuati lavori di consolidamento e venne scavato un fossato allo scopo di renderla meglio difendibile.

La prima lanterna venne installata nel 1326; la lucerna era alimentata ad olio di oliva ed in merito l'annalista Giorgio Stella scriveva: "In quest'anno fu fatta una grande lanterna sulla torre di Capo Faro affinché con le lampade in essa accese, nelle notti oscure, i naviganti conoscessero l'adito alla nostra città". Al meglio identificare la lanterna con la città, nel 1340 venne dipinto alla sommità della torre inferiore lo stemma del comune di Genova opera del pittore Evangelista di Milano.

La più antica rappresentazione iconografica della prima torre della lanterna è del 1371 ed appare in un disegno a penna sopra una copertina pergamenacea di un manuale dei "Salvatori del Porto", dove venivano fra l'altro registrate tutte le spese per la illuminazione, per i cristalli della lanterna, per le lampade, per l'olio, e le nomine dei guardiani.

La vita della Lanterna è scandita dai rapporti riportati sui registri dei vari consoli del mare e salvatori del porto. Così si legge:
- che attorno al 1400 la torre venne adibita anche a prigione ove sarebbero stati rinchiusi, come ostaggi per cinque anni, il re di Cipro, Giacomo di Lusignano e la moglie che, tra quelle mura, diede alla luce il figlioletto Giano;
- che nel 1405 sulla sommità della cupola della lanterna vennero posti un pesce ed una croce di metallo dorato, simbolo di cristianità e ciò in quanto i guardiani del faro erano a quell'epoca Sacerdoti.
- che nel 1413 un decreto dei consoli del mare stanziò L. 36 per le spese di gestione del faro, di cui si riconosce l'importanza per la sicurezza dei naviganti, consistenti nell'acquisto di olio e di materiali di pulizia e nella paga dei guardiani nonché stabilì le sanzioni nel caso in cui questi non avessero provveduto con diligenza al loro compito giorno e notte;
- che nel 1449 tra i custodi della lanterna venne nominato anche Antonio Colombo zio paterno di Cristoforo;
- che nel 1481 un fulmine colpi la torre tramortendo uno dei guardiani e nel 1596 un altro fulmine causò notevoli danni alla lanterna ed ancora nel 1602 un fulmine demolì la parte merlata della torre superiore che infine nel 1603 alla base della Torre superiore venne murala una targa in marmo recante la scritta "Jesus Christus rex venit in pace et Deus Homo cactus est". Ancora oggi l'antica targa è murata sul fronte a terra alla base della torre superiore.


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La nuova torre

Nell'assedio alla Briglia - forte fatto costruire dal re Luigi XII durante la dominazione francese su Genova, ubicato sullo stesso colle dove sorgeva la torre del faro - la torre venne centrata dai colpi di bombarda sparati dagli insorti genovesi e parzialmente demolita. Per trenta anni la bella torre rimase monca e la sua brillante luce non fu più di aiuto ai naviganti. Solo nel 1543 venne ricostruita e fu posta in opera alla sua sommità una nuova lanterna costruita con doghe di legno di rovere e ricoperta con fogli di rame e di piombo fermati con ben seicento chiodi di rame. Fu quella occasione che la torre assunse il suo aspetto definitivo che ancora oggi vediamo.

Nel 1565 si ritornò a lavorare sulla cupola per renderla stagna e nel 1681 si ricostruì la cupola con legno di castagno selvatico calafatando il tutto con pesce e stoppa e ricoprendola con fogli di piombo stagnati ai bordi sovrapposti. Nel 1684 durante i bombardamento di Genova ordinato dall'Ammiraglio francese Seignelai per ordine di re Luigi XVI, un colpo centrò la cupola distruggendone l'intera vetrata, che venne provvisoriamente ricostruita; nel 1692, la vetrata venne modifica aggiungendovi un nuovo ordine di vetri.

Nel Portolano manoscritto del XVI di autore anonimo si legge "a miglia 14 da Peggi (Genova Pegli) città con buonissimo porto e alla parte di ponente, vi è una lanterna altissima e dà segni alli vascelli che vengono a piè di detta lanterna". A seguito dei ripetuti danni causati dai fulmini e dagli avvenimenti bellici nel 1771 la torre venne incatenata a mezzo di chiavarde e di tiranti che ancora oggi sono visibili all'interno. Nel 1778 venne dotata di impianto parafulmine che fu realizzato dal fisico P.G.Sanxais e nel 1791 vennero effettuati alla base della prima torre, lavori di consolidamento per renderla più stabile.


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Il Lanternino

Nell'arco di tanti secoli, prima i maestri liguri e poi veneziani avevano fornito i cristalli per il "lanternino", ossia la cupoletta posta alla sommità della torre all'interno della quale si trovano gli elementi illuminanti.

Contratti fra i consoli ed i vetrai furono stilati in grande quantità a partire dal 1326. Nel 1460 i cristalli occorrenti per la lanterna erano composti da 244 pezzi pesanti sette cantara e 92 rotoli al costo di due soldi e cinque denari la libbra. La richiesta dei cristalli per la lanterna che dovevano essere ben chiari e trasparenti lunghi due palmi di canna e larghi un palmo ed un quarto. I vetri della lanterna spesso esplodevano si spaccavano o si incrinavano a causa della violenza del vento, delle oscillazioni della torre, della deformazione dei montanti in ferro per la caduta dei fulmini, e non ultimo per avvenimenti bellici.

Ai fanalisti custodi della lanterna si faceva obbligo di vivere con la famiglia all'interno della torre e di curare che i vetri fossero sempre tersi e puliti. Al custode perciò venivano consegnati bacinelle spugne di mare panni di cotonia e di orbascio e per meglio pulire e rendere trasparenti i vetri veniva adoperato il bianco d'uovo.


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Il sistema illuminante

Dopo le lampade di metallo o di vetro a stoppino senza riflettore prima e con riflettore metallico poi, nel 1840 venne posta in opera una ottica rotante su carro a ruote con lente di Fresnel il cui studio era stato eseguito dal Piana. L'accensione del fuoco, ancora ad olio di oliva, con la nuova ottica avvenne il 15 gennaio 1841. L'impianto si componeva di una lanterna del diametro di 4 mt., di forma dodecagonale a 4 ordini di cristalli piani sul lato verso mare mentre la parte verso monte, nel settore fra 110° e 290° era oscurata con lamiere di rame di forma circolare. Le principali caratteristiche della lanterna erano: luce bianca fissa con portata fino a 15 miglia a cui erano sovrapposti splendori intervallali di 1 minuto visibili fino a 20 miglia circa.
La Commissione per il riordino della illuminazione delle coste del regno, nella seduta del 1881, propose di declassare il faro e di costruirne uno sul promontorio di Portofino. Tale proposta non venne adottata bensì venne potenziato il faro di Genova in modo da ottenere la copertura della costa a est fino al settore del faro del Tino ed ad ovest fino al settore del faro di Capo Mele. L'apparato a riflettori metallici, in opera nella Lanterna dal 1841. venne sostituto con un sistema ottico composto da otto pannelli lenticolari che con la sorgerne luminosa alimentata con olio di oliva, fece aumentare di miglia 3.7 la portata luminosa del faro. Nei 1913 il sistema ottico a pannelli venne sostituito con una nuova ottica rotante sospesa in bagno di mercurio e avente un diametro di 1840 mm costruita dalla ditta Henry Lepant di Parigi. La sorgente luminosa posizionata nel fuoco dell'ottica, ancora a vapori di petrolio fu potenziata a 520.000 candele decimali. La rotazione dell'ottica era ottenuta da un congegno ad orologeria e peso motore con autonomia di carica di 5 ore. Tale impianto senza ulteriori modifiche restò in servizio fino al 1936,quando il faro, in seguito all'elettrificazione, venne dotato di sorgente ad incandescenza con potenza luminosa 745.000 candele decimali, che aumentò la potenza luminosa a 33,3 mgl ne fu modificata la caratteristica luminosa che divenne a gruppi di due lampi con periodo di 10 secondi.

Il Lanternino - che all'unità d'Italia si trovava alla sommità della torre, a seguito degli ultimi avvenimenti bellici, della vetustà dei materiali della progressiva corrosione dei montanti dei cristalli e della cupola in rame ormai ridotti a pochi millimetri di spessore, della evidente deformazione della vetrata con conseguenti continue lesioni dei cristalli, dell'antiquata armatura girevole e non ultimo a causa della sagomatura della vetrata a vetri piani causa di anormale propagazione dei fasci luminosi - venne rimosso nel 1956, unitamente a tutti gli impianti, che furono sostituiti con quelli che ancora oggi vediamo.


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Le Fortificazioni sabaude e il Museo

La Provincia di Genova di recente ha ritenuto necessario ampliare le motivazioni di interesse per le visite al faro, utilizzando le fortificazioni che si trovano alla base del monumento. Si tratta delle superstiti fortificazioni sabaude (periodo 1830 circa) che costituivano sede della guarnigione di presidio della "porta della lanterna" attraverso la quale si accedeva a Genova, da ponente.

Le Fortificazioni, per la loro qualità architettonica ed il fascino degli interni, sono oggi innanzitutto un museo di se stesse; al loro interno è stato allestito un museo un po' anomalo: non contiene oggetti, come di solito avviene nei musei, ma "storie": racconti e testimonianze su Genova e la sua provincia, vista attraverso la storia, l'arte , il territorio, la cultura materiale, i personaggi, le tradizioni; otto ore di filmati "pillola", gestiti da computers che consentono una programmazione sempre nuova sugli oltre quaranta schermi distribuiti nelle varie sale; il visitatore si trova di fronte ad un gigantesco "spot" su Genova e sul territorio circostante, formato però di un grande numero di tasselli sempre variabili, che gli consentono di ricostruire un'idea personale di Genova e provincia, invitandolo a visitare di persona quanto ha visto sugli schermi.


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Scheda tecnica

La torre

m. 40 altezza dello scoglio su cui poggia la Lanterna.
m. 36 altezza del 1 tronco della torre
m. 33,95 altezza del secondo tronco a forma di parallelepipedo.
m. 7,05 altezza della cupola luminosa.
m. 77 altezza complessiva della lanterna.
m. 117 altezza complessiva dal livello del mare alla sommità.
m. 9 misura del lato del primo tronco.
m. 7 misura del lato del secondo tronco.
m. 2,60 spessore dei muri perimetrali del tronco inferiore
m. 365 numero dei gradini della Lanterna sino alla sommità
m. 172 numero dei gradini della Lanterna sino alla prima terrazza.


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La cupola

1. Lanterna di Mt. 4 di diametro, vetrate di mt. 3, 44 di altezza;
2. Ottica rotante da 700 mm. di distanza focale formata da 4 pannelli lenticolari con assi a 45° e 135°;
3. Parte catadiottrica con occhio di bue centrale 3 elementi anulari completi. 9 elementi anulari superiori e 10 inferiori tutti interrotti lateralmente; su ogni pannello è sistemato un secondo pannello di prismi deflettori per il funzionamento aereo;
4. Parte catadiottrica di 5 elementi di cupola e 4 di falda;
5. Dimensione dell'ottica: altezza Mt. 1.85 - largo Mt. 1.78;
6. Superficie riflettente di ciascun pannello pari i cmq. 8.344;
7. Lampada alogena da 1000 Watt. - 120 Volt (pari alla potenza luminosa, fuori lanterna, di 871.920 candele decimali);
8. Portata nominale di 25 miglia e geografici di 27 miglia (50 km in condizioni meteo ottimali);
9. Caratteristica luminosa luce 0.25 eclisse 4,75 luce 0'25 eclisse 14,75 = 20s di periodo;
10. Oltre all'ottica principale e relativo impianto il faro è dotato di gruppo elettrogeno di soccorso per l'alimentazione elettrica degli impianti in emergenza;
11. RDF - Radiofaro circolare di atterraggio per la radionavigazione;
12. FIR - Faro elettronico indipendente di riserva con portata di 15 miglia.


Le notizie riportate in questa sezione del sito sono liberamente desunte dal volume "La Lanterna, storie e leggende del Faro più famoso del mondo", editrice "il Golfo", 2000


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